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Modellology as a contemporary science

Giu
04

La modellologia (modellology è la dizione da preferire, vedi infra, principio 4) è una scienza esatta. Essa è propedeutica ad ogni altra disciplina. I suoi risultati possono essere usati in fisica come in sociologia, nel marketing come nella gestione di una squadra di rugby.

Una definizione semplicistica potrebbe essere: la scienza che studia la presentazione al pubblico del modelli di qualsiasi cosa. In inglese, “a conceptual framework to rethink your experience.” Ma si tratta di qualcosa di molto più importante e fondamentale. In pratica, non vale la pena divulgare un’idea se non si  è data sufficiente attenzione agli aspetti modellologici.

I principi fondamentali sono 4 (vedi infra, principio 1):

1. Gli elementi del modello devono essere 3, 4 o 12.

Ci sono augusti modelli basati su tre elementi: la triade dialettica, lo spazio pre einsteniano, Qui, Quo e Qua. Anche i modelli a quattro elementi sono frequenti. Gli elementi della natura, il Tetramap*, il modello SECI di Nonaka e Takeuchi, i Ricchi e Poveri, Quelli a 12 un po’ meno, forse Aristotele è l’unico che ha osato (ma basta fare 4 x 3). Qualcuno ha provato con 7 e 10, ma sono casi rari (Kurosawa, Kant). Non si ha notizia di modelli a 6 o 11 elementi, figuriamoci 13 o 17 che, in culture diverse, portano pure jella. Una volta ho assistito alle risate di un augusto professore di fronte ad un incauto ricercatore che aveva provato a trasformare un modello quadriformico in uno quinquinariale. Giuro.

2. I nomi degli elementi devono iniziare tutti con la stessa lettera.

Per esempio, Internet, Informatica e Inglese. Oppure Empowerment, Enforcement, Endorsement, Enhancement. Se fanno anche rima, è meglio:  Conoscenza, Competenza, Condiscendenza. Si può anche iniziare da un termine e cercare gli altri usando l’iniziale come strategia euristica. Proviamo con Model:  con poco sforzo ecco venire Matter, Multiple, Mystification. Visto?

3. Il modello suona molto meglio se enunciato in inglese (almeno per gli italiani).

A volte il principio 3 cozza col 2 (come si vede nel primo esempio citato poco sopra). In questi casi occorre scegliere in base alla cultura media del pubblico. L’uso dell’inglese assicura un certo grado di oscurità che può essere convenientemente usata per piegare il modello ad usi differenti, bilanciando efficacia ed efficienza, intensione ed estensione, etica ed estetica.

4. E’ fondamentale che il modello venga rappresentato con un grafico colorato.

La teoria dei colori di Goethe è solo uno dei tanti motivi che si possono addurre per giustificare questo principio. Ma è certo che un modello in bianco e nero non funziona, non è divertente. Attenzione alla stampa su carta. I daltonici, ahimé, non possono avvalersi dei servizi della Modellology. Come corollario di questo principio, si possono usare anche delle etichette colorate, purché non ci sia nessuna correlazione con i colori del modello.

5. (Eh lo so che il quinto elemento è fuori posto, ma è davvero importante e quindi lo metto lo stesso.) Ci vogliono le frecce.

Almeno una per elemento, meglio se più di una. Non esagerate, però, eh. Non è importante che si capisca chi o  cosa passa da un’estremità all’altra, ma le frecce danno subito una bella sensazione dinamica, chi guarda cerca subito di seguirle prima ancora di aver letto le didascalie; dopo un po’ si impiccia ma resta con l’idea che il modello sia potente. Ci sono infiniti esempi della validità di questo principio estrinseco ma potente, a partire dal modello di Nonaka e Takeuchi sopra citato, che senza le frecce resta un tantino freddo, soprattutto nella versione originale. Le frecce possono essere continue, tratteggiate, colorate (vedi supra), non è importante fornire una legenda che ne spieghi le differenze. Se una freccia è tratteggiata, chi guarda si domanderà subito perché, e questo attiverà il suo pensiero laterale, che in fondo è ciò che conta. Non toglietegli il gusto di scoprirlo da solo spiegandoglielo.

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Mi auguro che questa breve introduzione, se non a chiarirvi le idee,  sia servita per lo meno a invogliarvi ad  usare correttamente i dettami della Modellology nelle vostre prossime presentazioni. Vedrete che il successo vi ricompenserà.

* per chi non lo conoscesse, http://www.tetramap.com