steve's

Non di solo coding

Set
16

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L’Associazione Gessetti colorati, con la collaborazione del CESEDI – Città metropolitana di Torino – nell’ambito delle sue attività di formazione, organizza due incontri aperti:

Giovedì 29 Settembre h 17:00 – 19:30 a PAVONE Canavese
c/o  Sala S. Marta

e

Venerdì 30 settembre Settembre h 9:30 – 12:30 a TORINO
c/o la sede del CESEDI – Via Gaudenzio Ferrari, 1

sul tema:

La necessità della cultura digitale: non di solo coding

Un confronto critico (ma non polemico) sul digitale, sul ruolo del coding e sul PNSD.

Si parlerà  tra l’altro di:

  • Necessità della cultura digitale per la formazione della cittadinanza: non di solo coding (R. Marchisio) (PAVONE, TORINO)
  • Dietro il coding. Significato, storia, usi possibili e poco immaginabili (S.Penge) (PAVONE, TORINO)
  • La paura dell’algoritmo.  Coding, gadgeting e formazione docenti (E. Pantò) (PAVONE)

Ne discuteranno con il pubblico:
Rodolfo Marchisio – ex insegnante – formatore e autore, collabora con Istoreto su temi di Cittadinanza digitale
Eleonora Pantò – ricercatrice presso CSP – Innovazione nelle ICT, Direttrice Associazione Dschola
Stefano Penge – esperto di software e piattaforme per la didattica, docente presso Università La Sapienza di Roma

Per informazioni: info@gessetticolorati.it  o rodolfo.marchisio@istoreto.it

Critical Code Studies

Gen
20

Critical Code Studies è un’etichetta che copre le attività di discussione e studio del codice sorgente che si svolgono presso l’Università della Southern California (Humanities and Critical Code Studies Lab, HaCCS).

Oggetto di studio sono i codici sorgente, cioè quella cosa scritta da umani (per lo più) e che poi viene eseguita dai computer, telefoni, satelliti, droni, etc. Solo che, avete letto bene, non è il dipartimento di Computer Science che se ne occupa.

“Critical” è un termine chiave. Si può leggere in due modi: il primo è come parallelismo alla critica letteraria, cioè come richiamo all’utilizzo di approcci e tecniche che finora sono state applicate ai testi tradizionali (digitalizzati o meno). Significa che i codice sorgenti vengono trattati come opere, con una dignità che va oltre quella di pure macchine strumentali fatte di codici binari. Un codice sorgente è scritto in un linguaggio (uno dei circa 2500 censiti), e viene non solo scritto per essere “interpretato” dal computer, ma anche per essere letto, discusso, modificato, copiato. E – come è normale per ogni prodotto di scrittura – presenta aspetti estetici, stilistici, retorici. Se esistono poesie scritte in linguaggi di programmazione (la prestigiosa e serissima Stanford University fa annualmente un concorso, http://stanford.edu/~mkagen/codepoetryslam/), virus presentati come opere d’arte http://0100101110101101.org/biennale-py/, programmi scritti per sfidare il lettore alla loro comprensione http://ioccc.org/, linguaggi in cui si programma usando i colori in omaggio a Mondrian http://progopedia.com/language/piet/, significherà pure qualcosa.

L’altro senso di “Critical” è più forte: indica che non ci si vuole limitare a studiare i testi, ma anche i contesti della loro produzione e uso. Significa che l’approccio usato vuole tener conto anche delle questioni di genere, di cultura, di divario economico. Perché non basta allenare i bambini al pensiero algoritmico: il software è qualcosa di ben più complesso di un algoritmo che muove un pupazzetto su uno schermo.

Per farsi un’idea, si può leggere questa introduzione di Mark Marino, del 2006: http://www.electronicbookreview.com/thread/electropoetics/codology

Trovate tanti riferimenti alle persone che hanno riflettuto su questo tema: da John Cayley a Florian Cramer, Loss Pequeño Glazier, Geoff Cox, Alex McClean, Adrian Ward.

A partire dal 2010, viene tenuto annualmente un Working Group (http://haccslab.com/) dove si possono discutere online frammenti di codice. Quello di quest’anno è appena cominciato.

Tutto questo accade a Los Angeles, USA.

Qui da noi, sono anni – almeno dal 1999 – che cerco di impostare un lavoro simile (con seminari, articoli, slide, wiki: http://ada.lynxlab.com/staff/steve/public/docu/lidia/), ma ahimé senza molto successo. Ma sono io che ho sbagliato Paese.

 

Diretti o usabili? forse non basta che siano open…

Ott
05

Raw open, now. Va bene come monito alla pubblica amministrazione,  ma dal punto di vista di chi con quei dati voglia fare qualcosa  è importante anche la maniera in cui i dati sono accessibili. Linkati, daccordo, ma anche significativi, puliti, comprensibili, tradotti. E forse l’accesso diretto al file non è sempre la maniera migliore. Per fortuna ci sono altre possibilità, come quella di inserire, accanto all’accesso diretto ai file, uno strato di API dedicato ad operazioni di livello superiore, come la ricerca,  il confronto, il commento.

La possibilità di accedere agli opendata tramite API standard significa offrire ad imprese e cittadini che vogliano sviluppare applicazioni due vantaggi principali: la semplificazione dell’accesso e e la garanzia che un’applicazione che si appoggi sulle API possa essere utilizzata senza modifiche anche in altre città, a prescindere dalla struttura dei repository adottata. Diversi progetti europei hanno adottato questa filosofia (da CitySDK a  Fiware) e offrono alle città intelligenti una maniera unica per presentare i dati del turismo, della mobilità e – perché no – del lavoro.

Se siete a Bologna per la Smart City Exhibition di quest’anno, siete invitati a discuterne il 23 Ottobre alle 10 nel laboratorio gestito in collaborazione da Istituto Italiano OpenData, Lynx e Rete Italiana OpenSource.:

Open data per le smart cities – uno spazio europeo unico attraverso le API

http://www.smartcityexhibition.it/it/open-data-le-smart-cities-uno-spazio-europeo-unico-attraverso-le-api

 

WhereCamp EU 2013 a Roma

Gen
11

Locandina
Venerdi 18 e sabato 19 a Roma si tiene il WhereCamp EU 2013 http://wherecamp.eu/ . Un barcamp dedicato a mappe, dati aperti e applicazioni. Organizzato da Lynx con il supporto logistico della Provincia di Roma.
Cosa
WhereCamp Europa è una “non-conferenza” che ha come argomento le mappe e la geolocalizzazione e che trae ispirazione dalle esperienze di FooCam e del SiliconValley WhereCamp.
Chi
Cofondatore è Gary Gale, direttore di Places di Nokia. Ogni anno la geo comunità più importante d’Europa si riunisce al WhereCamp.EU
E’ un evento aperto a chiunque, e sono i partecipanti stessi che gestiscono l’agenda e le session
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Info sui siti Lynx e
PortaFuturo

Program or be programmed

Giu
25

Qualche impressione dalla CONFSL (Conferenza sul Software Libero) 2012 che si è tenuta ad Ancona presso l’università Politecnica delle Marche.
http://www.confsl.org/confsl12/.
Il taglio era tutto sommato abbastanza espositivo. Più che organizzare una conferenza tra sviluppatori, si è voluto presentare il panorama del Software Libero a chi è simpatizzante o semplicemente interessato a capire, allargandosi anche a temi caldi come OpenData.
La giornata calda non ha aiutato di certo relatori e organizzatori, e quindi a maggior ragione vanno tutti complimentati per la resistenza dimostrata fino alla fine.
L’intervento di Tristan Nitot, portavoce di Mozilla per l’Europa, è stato sicuramente tra i più interessanti. Il titolo era molto bello e provocatorio: “Programma, o sarai programmato”. Tristan ha spiegato la strategia di Mozilla in risposta ad Apple e Google: il web come piattaforma, da un lato (per non essere legati ad un sistema operativo o ad un market specifico), e lo sviluppo di un sistema operativo basato su linux e Gecko per smartphone, da proporre in Brasile all’inizio del prossimo anno (https://wiki.mozilla.org/B2G). Quello che si capisce tra le righe è che ci sarà un marketplace di applicazioni anche a pagamento. A pagamento? “Meglio pagare qualche euro che regalare i propri dati…”. Certo andrebbe capito un po’ meglio come Mozilla intende proteggere la privacy degli utenti nel caso di applicazioni fatte da terzi, ma è un’altra questione.
Alla domanda del pubblico: “Ma è sostenibile questo modello di sviluppo?” la risposta è stata abbastanza secca “Non ci interessa. Noi siamo una fondazione e puntiamo solo allo sviluppo del web”.
Insomma sta agli altri trovare una sostenibilità. E ai piccoli attori del software libero, in particolare, che rischiano di rimanere stritolati mentre programmano,..