steve's

Program or be programmed

Giu
25

Qualche impressione dalla CONFSL (Conferenza sul Software Libero) 2012 che si è tenuta ad Ancona presso l’università Politecnica delle Marche.
http://www.confsl.org/confsl12/.
Il taglio era tutto sommato abbastanza espositivo. Più che organizzare una conferenza tra sviluppatori, si è voluto presentare il panorama del Software Libero a chi è simpatizzante o semplicemente interessato a capire, allargandosi anche a temi caldi come OpenData.
La giornata calda non ha aiutato di certo relatori e organizzatori, e quindi a maggior ragione vanno tutti complimentati per la resistenza dimostrata fino alla fine.
L’intervento di Tristan Nitot, portavoce di Mozilla per l’Europa, è stato sicuramente tra i più interessanti. Il titolo era molto bello e provocatorio: “Programma, o sarai programmato”. Tristan ha spiegato la strategia di Mozilla in risposta ad Apple e Google: il web come piattaforma, da un lato (per non essere legati ad un sistema operativo o ad un market specifico), e lo sviluppo di un sistema operativo basato su linux e Gecko per smartphone, da proporre in Brasile all’inizio del prossimo anno (https://wiki.mozilla.org/B2G). Quello che si capisce tra le righe è che ci sarà un marketplace di applicazioni anche a pagamento. A pagamento? “Meglio pagare qualche euro che regalare i propri dati…”. Certo andrebbe capito un po’ meglio come Mozilla intende proteggere la privacy degli utenti nel caso di applicazioni fatte da terzi, ma è un’altra questione.
Alla domanda del pubblico: “Ma è sostenibile questo modello di sviluppo?” la risposta è stata abbastanza secca “Non ci interessa. Noi siamo una fondazione e puntiamo solo allo sviluppo del web”.
Insomma sta agli altri trovare una sostenibilità. E ai piccoli attori del software libero, in particolare, che rischiano di rimanere stritolati mentre programmano,..

Opensource e spending review 2012

Apr
29

Per una volta un ragionamento a voce alta sull’attualità.
Saranno banalità, ma a volte le banalità occorre appunto pronunciarle, oltre che pensarle, se non altro perché qualcuno possa correggerle.
In queste ore si stanno stabiliendo le direzioni per la contrazione della spesa pubblica (la “spending review”, così va meglio?). Si parla di ridurre, ad esempio, le spese per l’affitto degli immobili a carico del Viminale.
Ora è chiaro che questi sono soldi che lo Stato potrebbe non spendere, cioè non dare ad alcuni cittadini italiani proprietari degli stessi immobili. Si può discutere sullo status sociale dei proprietari degli immobili, ma si tratta comunque di meno soldi messi in circolazione in Italia, con gli effetti collaterali che tutti sanno. Diverso sarebbe se i proprietari fossero società estere; parte di quel denaro potrebbe anche tornare in circolo in Italia, ma sicuramente una buona parte andrebbe fuori.
Pensiamo un attimo invece alle spese per il software dello stesso Viminale (o di Viale Trastevere o di qualsiasi altra struttura pubblica).
Parte – sostanziale – di questi soldi va in licenze per prodotti di vario tipo, dai sistemi operativi ai database ai server di gestione della posta etc, diciamo X. Una percentuale di questi costi di licenza va ai proprietari dei software, che spesso sono società non Italiane, diciamo Y, mentre il restante va ai rivenditori Italiani degli stessi software (X-Y)..
Che succederebbe se si adottasse in maniera massiccia software OpenSource? beh, le imprese Italiane che vendono licenze di software dovrebbero trovare il modo di rifarsi del mancato introito di X-Y. Una parte della spesa di X andrebbe comunque ad imprese (altre?) che offrirebbero i servizi di consulenza, installazione, configurazione e personalizzazione dei software OS. Diciamo che questa quota sarebbe equivalente a X-Y, e quindi non ci sarebbe un danno reale per le imprese italiane.
Ma ci sarebbe invece il risparmio netto di Y (il costo delle licenze), cioè di soldi che sarebbero usciti dalle tasche dello Stato senza vantaggi particolari per l’economia Italiana. Questi soldi si possono risparmiare senza troppi effetti collaterali, oppure se ne può investire una parte diversamente, per esempio in formazione interna.
Di quanti soldi parliamo? Non pochi, se possono essere indicativi i saggi effettuati dal Comune di Bologna e dalla Provincia di Trento. In entrambi questi casi si parlava solo del risparmio sui software desktop; un risparmio più grosso si otterrebbe probabilmente a livello di server.

Deve esserci una falla in questo ragionamento, ma confesso che non riesco a trovarla…